Reputazione Online, le best practices per il 2022

Google core update

La reputazione online non solo rappresenta la percezione che l’utente ha di un determinato soggetto, sia questo un’azienda o un privato, ma si tratta di una vera e propria disciplina il cui intento è monitorare tutto ciò viene scritto e pubblicato sul web riguardo a un prodotto, un servizio, un avvenimento, o un progetto di lavoro.

Proprio per questo motivo in questo articolo offriremo qualche spunto circa le best practices 2022, affinché una cosiddetta buona gestione della web reputation si possa definire tale.

Possedere una buona reputazione online è essenziale per le persone fisiche e per le aziende poiché, sia per le prime che per le seconde, questa va certamente a incidere sul proprio ritorno d’immagine, sulla propria attività lavorativa e quindi sulle vendite.

Se la reputazione web di una persona fisica è data da tutto ciò che si effettua in rete è necessario prendere in considerazione tutti quei “segni” che si lasciano più o meno volontariamente e/o responsabilmente nei vari social media: commenti, like, reactions a post, stories, foto, video, giff animate etc.

Il concetto appena espresso vale sia per le persone fisiche che per le aziende. D’altro canto, grazie a una strategia ben precisa denominata anche personal branding, si può costruire in modo ponderato la propria immagine sul web.

Parlando di reputazione digitale è infatti molto importante per un brand, e non solo, capire come:

  • costruirla in modo accurato e strategico
  • mantenerla monitorata
  • gestirne le conseguenze e l’eventuale diritto all’oblio.

Costruire una buona reputazione digitale

Sono molteplici i fattori che contribuiscono a generare una web reputation. Con questi intendiamo tutte le attività di inbound marketing svolte internamente in maniera strategica dall’azienda, ma anche altri elementi esterni, come: recensioni, reazioni dei propri utenti sui social nonché i risultati in serp di blog, forum e piattaforme varie.

Forse è superfluo aggiungere che il peggiore errore per un’azienda è ignorare ciò che la rete dice del brand. D’altronde “i mercati sono conversazioni” come ci ricorda una delle 95 tesi di Cluentrain Manifesto.

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Monitorare la propria web reputation

Cosa dicono le persone del nostro marchio? L’analisi del cosiddetto web sentiment è un’attività fondamentale: l’andare a monitorare la web reputation permette di capire e interpretare come si evolve la percezione del brand in rete.

A tal fine spesso vengono chiamate in causa diverse piattaforme:

  • I più disparati seo tools e piattaforme per determinare le ricerche che nominano il brand. SEOZoom, Semrush, piuttosto che Brandmentions, Mentions.com, Referralrock solo per citarne alcune.
  • L’ormai noto Google Alert per ricevere avvisi via mail ogni qual volta che il marchio viene chiamato in causa.

Gestione della reputazione online e il diritto all’oblio

Altro tema che deve essere preso in considerazione in parallelo alla reputazione online aziendale è il diritto all’oblio stabilito dall’art. 17 del Regolamento Europeo 679/2016.

Questo infatti stabilisce che: “L’interessato ha il diritto di ottenere dal titolare del trattamento la cancellazione dei dati personali che lo riguardano senza ingiustificato ritardo e il titolare del trattamento ha l’obbligo di cancellare senza ingiustificato ritardo i dati personali…”

Non a caso esistono molte agenzie dedicate che, su commissione del cliente (privato o azienda) si occupano della gestione della reputazione online. Come? Rivolgendosi al Garante per rimuovere dall’indice di Google contenuti considerati per il brand scomodi o dannosi come recensioni negative, post percepiti come diffamatori. Allo stesso producendo contenuti ex novo per contrastare e quindi per far finire in fondo alle serp tutto ciò che potrebbe inficiare l’immagine aziendale.